giovedì 8 ottobre 2009

Ricordando il mio grande amico d'infanzia GAETANO



GAETANO
Come se non bastassero i miei già tristi pensieri. Come se la mia anima non fosse già satura di malinconia e cercasse di opprimersi ancora di più… Sempre di più! Come se non sapessi l’angoscia che provo pensando a te, ma stoltamente: ti penso... Penso a te che ti prendevi gioco di me quando ti invogliavo a seguirmi nella ricerca di nuove frontiere, nuove chimere. Invece tu con un sorriso mi dicevi che avevi il mare, la libertà, e l’amore di Maria.
Sì, avevi ragione! Non ti mancava niente per essere felice. Difatti se qualcuno mi avesse chiesto cosa fosse la felicità, gli avrei risposto di chiederlo al mio amico Gaetano. Lui sì che avrebbe saputo!
Il mare, la libertà, Maria.
Certo, bastava poco per renderti felice, anche se a te sembrava tanto, ma sono riusciti lo stesso a togliertelo, come se fossero stati invidiosi della tua piccola ma grande felicità.
Non potevi prevederlo, nessuno poteva! Neppure i classici sapientoni che tutto sanno - quando i guai succedono agli altri - avrebbero mai potuto prevedere che quella sera sarebbe successo un dramma così grande all’improvviso, e purtroppo per loro, nel tuo caso non hanno potuto vantarsi e dire: “Lo avevo detto!”.
L’alba era spuntata quasi all’improvviso, illuminando con la sua tenue luce sia noi che la piccola barca usata da Gaetano per pescare con la costa a vista. Come facevo ogni volta che avessi tempo, lo accompagnavo e gli davo una mano a srotolare la lunga lenza piena di ami ed esche, che lui faceva galleggiare poco sopra il fondale grazie all’equilibrio raggiunto tra zavorre di piombo e galleggianti in sughero. Di solito la lenza si tirava su con un verricello dopo qualche ora, e il più delle volte una piccola cernia o una spigola andava a riempire il contenitore in fondo alla piccola barca. Quella pausa tra una gettata e l’altra la usavamo per mettere in acqua le nostre canne e rilassarci nel silenzio della notte, godendo della compagnia delle stelle e del calore della nostra pluridecennale amicizia.
«Pensaci bene, prima di rifiutare, Tano.» cercai per l’ennesima volta di convincerlo ad aderire alla mia idea. «Io con il mio negozietto a stento pago le tasse, e tu sono più i giorni che non puoi uscire a pescare che non quelli in cui fai una buona pesca. Se ce ne andassimo a lavorare in quella fabbrica siderurgica su al Nord risolveremmo tutti i nostri problemi economici. Ci daranno anche un aiuto a trovare una casa in affitto, oltre al buonissimo salario, e dividendo le spese in qualche anno potremo mettere da parte un piccolo capitale.»
«Non sono d’accordo con te, Klem! La libertà che abbiamo ora la perderemo poiché dovremo sempre sottostare a degli orari e a degli ordini… E per me poter decidere cosa fare al mattino quando mi sveglio è più importante di una buona paga.»
Non ero d’accordo! Allora non avevo ancora chiare quali fossero le priorità per un uomo, e quella famosa libertà non la concepivo, non la consideravo così importante. Forse perché l’avevo e non mi rendevo conto di averla. Non mi rendevo conto quanto fosse importante lavorare anche quindici ore al giorno se si fosse deciso così, oppure decidere di non andare a lavoro perché quel giorno un amico aveva bisogno del tuo conforto e magari solo della tua silenziosa presenza.
Solo ora, pensando alle volte che vedevamo sorgere il sole in mezzo al mare, mi accorgo che tutto il tempo che ho perduto chiuso in uno stabilimento avrei potuto viverlo meglio. Non ci sono paghe tanto alte per ricompensare un’ora vissuta nella serenità assoluta che ti regala il mare al mattino, con il vento che ti riempie le narici del profumo delle alghe e della salsedine. Non ci sono paragoni! E l’uomo non è una talpa e ha il diritto di vedere il sole o il mare ogni volta che ne sente il bisogno. Altrimenti è prigioniero di un sistema voluto dai pochi per comandare e opprimere i tanti.
«Cerca di comprendermi, Klem. Cosa mi importa se oggi abbia pescato sì e no quello che basta per pagarmi un pranzo e una cena? Sono stato in mezzo al mare che adoro e considero il mio elemento naturale; avevo voglia della tua compagnia e tu sei venuto nonostante ti abbia svegliato le quattro del mattino. Tra un’ora torneremo a riva e andrò al mercato dove venderò il mio pesce e poi stasera pulito e rilassato mi recherò dalla mia Maria e andremo a fare un giro per il centro, liberi e felici. Quante di queste cose che amo non avrei potuto fare se avessi accettato un lavoro diverso e più retribuito?»
«Ma non sarai sempre giovane! Il mare e il cielo non ti saranno sempre amici! Cosa farai quando sarai vecchio o malato senza un contributo assistenziale versato?»
«Pensi alla vecchiaia e intanto butti via la gioventù!» fu la sua risposta tra il triste e l’ironico. «Chi ti dice che il domani sia come prevedi? Verrà poi il domani? Preferisco godere dell’oggi fino a quando lo potrò fare, che vivere come non desidero aspettando un domani che nessuno mi garantisce che verrà.»
Tutto in funzione della felicità! Ecco come ragionava il mio amico d’infanzia. La persona che amavo più di un fratello. Niente voli pindarici, niente progetti a lungo termine. Gli bastava il mare e la sensazione di libertà che provava su di esso per essere felice. Anche se per completare il quadro aveva bisogno di una ragazza che lo amasse per quello che era e condividesse la sua scelta di vita: Maria!
Ci eravamo lasciati oltre il molo. L’aiutai a mettere le cassette di pesce che avevamo preparato e mentre io mi diressi a casa per farmi una doccia e andare ad aprire il mio negozietto da fotografo, Gaetano si recò al mercato sperando che l’asta odierna fosse più vantaggiosa delle precedenti.
È stata l’ultima volta che l’ho visto! L’ultima volta che ho creduto che potesse esistere un uomo felice anche se povero.
Il mercato era andato a gonfie vele, e lui era rientrato felice a casa aspettando impaziente che giungesse l’orario di chiusura del negozio ove Maria era assunta come commessa. La sua idea era di portarla a mangiare in un tranquillo ristorantino vicino Bacoli e poi andare al centro per comprare qualche bel capo di abbigliamento. E poco importava se fosse rimasto senza soldi per il giorno dopo. La sua vita era il mare, la libertà e Maria. Non voleva altro! Non chiedeva altro.
Quando arrivò al luogo dell’appuntamento, nonostante l’orario di chiusura fosse passato da un pezzo, di Maria nessuna traccia. Eppure la serranda era abbassata e tutto faceva credere che nel negozio non ci fosse nessuno. Di solito Maria si fermava sotto un vicino porticato per attenderlo, ma era sicuro che non ci fosse stata quando era passato. Scese dall’auto e si mise a cercarla con lo sguardo. All’improvviso sentì un lamento sommesso, quasi fosse stato occultato appena fosse stato emesso. Si avvicinò al porticato dove spesso si fermava Maria e si mise ad ascoltare. Di nuovo gli sembrò di sentire quel lamento, e senza indugio si diresse verso il cortile interno che a quell’ora sembrava abbandonato.
In un angolo nascosto vide la scena più agghiacciante della sua vita: due uomini, apparentemente giovani, stavano portando violenza alla sua Maria. Vedendola minacciata, non pensò ad altro che a difenderla, senza pensare che avrebbe perso tutto. Senza pensare che una toga, che forse non aveva mai amato, non avrebbe capito, non avrebbe compreso l’empirica reazione di un cuore devoto. Semplice, ma innamorato.
Se solo si fosse valutato cosa poteva passare nella mente di un uomo – o meglio ancora – cosa poteva non passare, perché in quel momento Gaetano aveva fatto tutto fuorché pensare, si sarebbe giudicato il suo comportamento con altri parametri, e forse la storia avrebbe avuto un esito diverso, anche se non meno terribile.
Uno degli uomini teneva ferma la sua fidanzata per le braccia, mantenendo sulla sua bocca un fazzoletto inzuppato del sangue delle labbra spaccate della ragazza, mentre un altro l’aveva denudata e stava abusando di lei, nonostante ella avesse ancora la forza di agitare le gambe e lanciare degli urli soffocati. Gaetano senza riflettere prese per le spalle l’uomo che teneva ferma la sua amata e lo scaraventò contro il muro opposto con tanta forza da fargli rompere la testa contro la parete. L’altro stupratore si allontanò dalla sua vittima e prese un coltello dalla sua tasca, non considerando che poco lontano da Gaetano ci fosse della legna per il camino.
Quale fu la molla che spinse il giovane pescatore a prendere un grosso pezzo di legno e colpire con violenza l’uomo, nessuno lo sa, resta il fatto che dopo il primo colpo ce ne furono altri e il sadico violentatore di ragazze sole e indifese morì con la testa fracassata da una gragnola di colpi con ancora il pantalone sbottonato.
Per tutti Gaetano aveva fatto un gesto sacrosanto, ma fu lo stesso imprigionato e accusato della morte dei due infami. Povero amico mio! Ricordo che dicevi, quando stavamo a ridere e scherzare sulla tua barca: “Ho il mare, la libertà e Maria!” Ebbene in un colpo solo ti hanno tolto il mare, ti hanno soppresso la libertà, e, dopo poco tempo, hai perduto Maria, a causa di quella esperienza devastante, che poche persone possono sopportare.
Il tuo calvario sembrava senza fine. Come se si fosse avviato un ciclo terribile che si doveva concludere o con la tua pazzia o con la tua morte. Cercammo tutti di tenerti nascosto il suicidio della tua amata compagna per evitarti un gesto inconsulto. Ma chissà come ne venisti a conoscenza. I tuoi familiari chiesero non una ma mille volte che tu venissi scarcerato o almeno guardato a vista. Ma per i magistrati un carcerato valeva un altro, e tu dovevi espiare prima una parta consistente della pena irrogata e poi potevi accedere ai benefici di Legge previsti con la legge Gozzini, sempre se il magistrato di sorveglianza competente avesse ritenuto che tu dovessi accedervi, data la non obbligatorietà di tali benefici e la discrezionalità di poterli dare o non dare in base al libero convincimento del magistrato, o ancora del più meschino conflitto ideologico dello stesso giudice che magari vorrebbe le pene ancora più severe e l’abolizione di gesti umanitari.
Ma tu avevi già deciso cosa fare. Ti è bastato qualche minuto, un agente più distratto, o forse più clemente, ed ecco l’occasione per decidere da solo il tuo destino; come è giusto che sia. E in un istante hai riavuto il mare, hai riavuto la libertà. E chissà, forse hai riavuto Maria…

Nessun commento:

Posta un commento